Con la sentenza n. 17673, pubblicata in data 31 maggio 2022, la Suprema Corte è tornata ad occuparsi del tema dell’opposizione a sanzioni Consob, modificando in parte il proprio orientamento espresso, da ultimo, con la sentenza n. 8326 del 2018.

La Cassazione infatti aveva affermato che, in tema di sanzioni amministrative irrogate dalla Consob, il giudice dell’opposizione, davanti al quale venisse fatta valere la notifica tardiva della violazione, nell’individuare il dies a quo da cui far decorrere il termine di contestazione doveva valutare in modo unitario gli accertamenti della Consob ed il tempo impiegato anche rispetto alla loro complessità, ma non poteva sindacare l’opportunità di atti istruttori collegati ad altri e compiuti senza apprezzabile intervallo temporale.

Condividendo la ricostruzione del giudizio di opposizione a sanzione amministrativa quale giudizio a cognizione piena, ovvero «con cognizione non limitata alla verifica della legittimità formale del provvedimento, ma estesa – nell’ambito delle deduzioni delle parti – all’esame completo nel merito della fondatezza dell’ingiunzione, ivi compresa la determinazione dell’entità della sanzione (…)» la Cassazione ha appunto ritenuto, con la sentenza n. 17673 del 31 maggio 2022, di dover rivedere i limiti di valutazione dell’opportunità degli atti istruttori.

Secondo la Suprema Corte, non può trovare seguito l’affermazione per cui il giudice non potrebbe «sostituirsi alla stessa amministrazione nel valutare l’opportunità di atti istruttori collegati ad altri e compiuti senza apprezzabile intervallo temporale (…)».

In particolare, nel giudizio di opposizione alle sanzioni amministrative previste dal TUF deve riconoscersi al giudice – ove sia chiamato a pronunciarsi sulla tempestività della contestazione dell’illecito e, quindi, sulla individuazione del momento in cui il medesimo è stato o poteva essere accertato – la possibilità di sindacare la necessità o l’opportunità della protrazione dell’attività istruttoria, da parte dell’Amministrazione, con il compimento di atti di indagine collegati a quelli già effettuati, ove questi ultimi risultino già esaustivi ai fini dell’accertamento dell’illecito; e quindi di apprezzare la irragionevolezza della prosecuzione di una istruttoria inutile o divagante.

Per la Suprema Corte resta fermo tuttavia che il suddetto sindacato giudiziale sulle scelte istruttorie dell’Amministrazione debba comunque:

  1. essere svolto ex ante, ossia prendendo in considerazione l’utilità potenziale delle ulteriori iniziative istruttorie e non già i concreti esiti che tali iniziative abbiano effettivamente prodotto;
  2. tener conto dell’interesse dell’Amministrazione a pervenire all’accertamento complessivo di tutti gli aspetti di vicende che possono essere anche molto complesse e svilupparsi in periodi temporali non brevi (e delle responsabilità di tutti coloro che in tali vicende possano essere a diverso titolo coinvolti) mediante un’attività istruttoria unitaria, tesa a cogliere la portata complessiva di un abuso di mercato, pur quando esso si articoli in condotte diverse, riferibili a soggetti diversi, e non contigue nel tempo e nello spazio; tale interesse deve essere salvaguardato dal rischio che l’efficacia delle indagini dell’Autorità di vigilanza venga posta a repentaglio da una discovery prematura, che consegua alla parcellizzazione dei risultati dell’indagine in una pluralità di contestazioni relative alle singole posizioni, atomisticamente considerate, dei soggetti coinvolti.